Conti pubblici e finanza regionale

In una prospettiva di equilibrio dei conti pubblici e nell’adesione al principio dell’unità economica della Repubblica sancito dall’art. 120, secondo comma, Cost., non si può prescindere dalla considerazione che il bilancio dello Stato è soltanto uno degli aggregati che qualifica il sistema di contabilità nazionale, insieme a quello del settore pubblico.[1]

In considerazione di ciò l’art. 19 L.196/09 prescrive che la copertura degli oneri recati dalle leggi va assicurata anche lì dove ne derivi un impatto finanziario a carico dei bilanci delle pubbliche amministrazioni.

Queste rientrano poi nel c.d. settore pubblico allargato unitamente a quell’insieme residuale costituito dagli enti che, a vario titolo, sono sottoposti al controllo pubblico.

La scomposizione in questa congerie di “universi” risulta funzionale ad un’analisi orientata al consolidamento dei conti pubblici, particolarmente rilevante in relazione agli obiettivi di controllo del debito. All’interno di tale costruzione, nell’ambito della finanza delle PP.AA., si colloca dunque quella delle regioni.

Proprio sul presupposto che i conti regionali concorrono al perseguimento degli obiettivi della finanza pubblica, già con il D. Lgs. 76/2000 il legislatore ha posto, come già evidenziato in precedenza, i principi fondamentali e le norme di coordinamento in materia di bilancio delle Regioni a statuto ordinario.

In particolare è stata stabilita la possibilità per le regioni di approvare una propria legge finanziaria e, nel bilancio regionale, sono state introdotte le unità previsionali di base e la regola del bilancio a legislazione vigente per determinare la copertura finanziaria delle leggi regionali.

Si tratta in buona sostanza della prima riforma organica della contabilità regionale: sulla base dei principi delineati da tale cornice normativa le Regioni hanno dovuto procedere all’adeguamento dei rispettivi ordinamenti contabili.

Sulla materia è intervenuto poi l’articolo 2, comma 1, lettera h, della legge n. 42 del 2009 (Federalismo fiscale) con l’obiettivo di armonizzare i bilanci degli enti territoriali per renderli maggiormente confrontabili. Il successivo decreto legislativo 118/2011 individua l’oggetto dell’armonizzazione dei bilanci pubblici nell’omogeneità dei bilanci e dei sistemi di rilevazione contabile delle regioni e degli enti locali, rispetto al bilancio dello Stato, e nelle conseguenti procedure di consolidamento dei conti pubblici ai fini di garanzia degli equilibri di finanza pubblica e del rispetto del patto di stabilità e crescita. Esso pone i principi per l’armonizzazione dei bilanci delle Regioni a statuto ordinario, disponendo l’articolazione del bilancio in missioni e programmi.

Le missioni rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti dalle regioni utilizzando le risorse ad esse assegnate, mentre i programmi sono dati da aggregati omogenei di attività, svolte nel perseguimento degli obiettivi definiti nell’ambito delle missioni. Le entrate sono suddivise in titoli, categorie, tipologie, capitoli e articoli mentre le spese sono ripartite per missioni, programmi, macroaggregati, capitoli e articoli.

La disciplina regionale abruzzese in materia di leggi di spesa è condizionata poi anche dal Regolamento interno per il lavori del Consiglio regionale, che contempla disposizioni relative all’iter legislativo delle proposte di legge finanziariamente rilevanti (v. in particolare gli artt. 59, comma 3, 97, comma 1 e 101, comma 2, lettera h, che considerano lo strumento della relazione tecnica per la quantificazione degli oneri finanziari recati dalle iniziative legislative di spesa, già previsto dal secondo comma del citato art. 27 L.R. 3/2002).


[1]Settore pubblico: Settore Statale, Enti di previdenza, Regioni, Sanità, Comuni e Province, Altri enti pubblici consolidati, Enti pubblici non consolidati,