L'ordinamento contabile

L’ordinamento italiano di contabilità dello Stato è posto dalla legge 196/09, che abrogandola ha interamente sostituito la L. 468/78, così come modificata dalle leggi successive (in particolare la n. 362/88, introduttiva della prospettiva di programmazione e dello snellimento della legge finanziaria, divenuta poi legge di stabilità).

Con essa il legislatore pone le basi per il passaggio da una contabilità mista (competenza-cassa) ad una di sola cassa. Nello specifico, la gestione di cassa attiene ad una contabilità tipicamente finanziaria: infatti l’operazione viene registrata nel momento in cui si concretizzano i relativi flussi (incasso dal lato entrate, pagamento dal lato spesa).

Invece il criterio della competenza comporta che l’iscrizione contabile abbia un carattere eminentemente economico, essendo effettuata con riferimento a quando sorge l’obbligazione giuridica (accertamento dal lato entrate, impegno dal lato spesa). Esso pertanto impone la considerazione del problema dei residui attivi (entrate accertate e non riscosse in corso d’esercizio) e passivi (spese impegnate e non pagate), il cui conto assicura appunto la continuità di gestione tra i vari esercizi finanziari.

I residui sono riportati in bilancio per un certo numero di anni e, nel caso di quelli passivi, vengono poi assoggettati alla c.d. perenzione contabile, salvo essere successivamente reiscrivibili a determinate condizioni (attingendo ad apposito fondo di riserva per quelli di parte corrente o al fondo “perenti” per gli altri).

Ovviamente la salvaguardia degli equilibri di bilancio non può che passare attraverso la rigorosa osservanza dell’obbligo di copertura finanziaria sancito dall’art. 81 Cost., che si mostra dotato di una straordinaria forza espansiva, tanto da potersi considerare il parametro interno attraverso il quale mutuare un ancoraggio alle prescrizioni dell’ordinamento comunitario in materia di decisioni finanziarie degli Stati membri scaturenti dall’art. 126 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).

I saldi differenziali nell'ordinamento statale

Nella legge 196/09 il rafforzamento dei meccanismi preposti al controllo della spesa viene assicurato anche con l’istituzionalizzazione della prassi della copertura finanziaria su tutti i saldi di finanza pubblica.

Nell’ambito di questi saldi, variamente denominati in gergo finanziario (strutturali, primari) ed individuati nel bilancio dello Stato nel quadro riassuntivo generale a norma dell’art. 25, comma 7, della citata legge, si riconoscono alcuni indici maggiormente rivelatori dello stato di salute di cui gode l’economia pubblica per quel che concerne il rispetto dei vincoli di diritto comunitario.

Essi sono, in particolare: saldo netto da finanziare, fabbisogno e indebitamento netto. Il primo attiene al bilancio dello Stato, mentre i restanti due fanno riferimento al conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, avendo riguardo l’uno alla gestione di cassa e l’altro a quella di competenza. Questi valori offrono la misura dei differenziali tra specifiche voci della parte entrata e della parte spesa.

Per il bilancio dello Stato l’art. 17, comma 2, della legge 196 prevede, in tema di copertura finanziaria, che ad ogni disegno di legge che abbia un impatto finanziario vada appunto allegato, insieme alla relazione tecnica, un prospetto riepilogativo degli effetti finanziari, valutati per singola disposizione, sugli anzidetti saldi. Bisogna comunque rilevare che gli effetti dei mezzi di copertura possono essere, per ciascuno, diversi.

Il Servizio Analisi Economica, Statistica e Monitoraggio del Consiglio Regionale dell’Abruzzo ha pubblicato nel corso del 2012 lo studio “Risultati differenziali applicati al bilancio regionale ed equilibrio di bilancio dal 2006 al 2009” al quale si rinvia per ulteriori approfondimenti.