Tipologie di “norma finanziaria”

I testi legislativi disciplinano la copertura dei provvedimenti recati attraverso specifiche norme denominate “finanziarie”, che possono essere di vario tenore. Generalmente, queste disposizioni esplicitano la quantificazione degli oneri e riportano l’indicazione degli stanziamenti con le cui risorse si stabilisce che essi vengano fronteggiati.

Esse sono di due tipi, a seconda che rechino un’autorizzazione di spesa, dove la quantificazione funge come limite massimo di stanziamento per ciascun esercizio (tetto di spesa), ovvero una previsione di spesa, nell’ipotesi che la spesa possa essere soltanto stimata.

Nel primo caso, oltre il limite individuato si determina un’automatica cessazione di efficacia della legge, senza che sia necessario intervenire ad hoc, anche nel caso si configuri un diritto soggettivo, i cui effetti restano sospesi fin quando non si provveda ad un rifinanziamento della legge.

Ovviamente residua pur sempre l’eventualità di scostamenti della spesa dalla previsione iniziale effettuata in sede di quantificazione. Di certo una quantificazione inattendibile effettuata nella fase della proposta legislativa  costituisce necessariamente motivo di illegittimità costituzionale; ciononostante così non è qualora lo scostamento non risulti notevole né significativo.

Quel che va evitato è di incappare nella necessità di un reperimento in itinere delle coperture finanziarie attraverso successivi interventi del legislatore.

Per tale esigenza, nella seconda tipologia di norma finanziaria (previsione di spesa), per assicurare la corrispondenza temporale a regime tra l’onere indotto e la relativa copertura occorre introdurre nel testo legislativo una clausola di salvaguardia per la compensazione degli effetti che eccedono le previsioni, in forza del disposto di cui all’art. 17, comma 1, della legge di contabilità dello Stato.

Il relativo meccanismo consente di attuare misure compensative mediante l’individuazione delle spese da ridurre o delle entrate da incrementare (restando comunque precluso il ricorso ai fondi di riserva o speciali).

Tuttavia le clausole a contenuto finanziario possono disporre anche diversamente, allorquando si riconosca carattere di neutralità finanziaria alla legge.

Due sono le ipotesi. La norma finanziaria può recare una clausola c.d. di non onerosità, di cui deve tuttavia essere riscontrata attraverso adeguata documentazione la praticabilità in concreto: in difetto celerebbe una mancata copertura.

 Tali clausole sono formulate a presidio di una presumibile compensatività di effetti finanziari di segno opposto che vanno specificati nella “relazione tecnica sulla quantificazione degli oneri recati e sulle relative coperture finanziarie” (Art. 27, L.R. Abruzzo 25.03.2002 n. 3) quando la proposta di legge si presenta totalmente sprovvista di disciplina degli effetti finanziari.

Un altro caso è costituito dalla clausola di invarianza finanziaria, lì dove si viene a disporre, secondo una formulazione tipica, che dalla legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (dunque in una accezione di finanza allargata), dovendo le amministrazioni interessate provvedere all’adempimento dei compiti derivanti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

In tale ipotesi occorre infatti considerare se le nuove funzioni siano o meno espletabili, effettivamente, con le risorse finanziarie disponibili, per evitare che in sede di previsione annuale di bilancio intervengano richieste per l'appostamento di risorse ulteriori, necessarie agli adempimenti richiesti dalle norme, tali da pregiudicare gli equilibri di bilancio.