Tipologie di sentenze

Con le sentenze di inammissibilità la Corte non entra nel merito della questione, ma si ferma ad accertare la insussistenza dei presupposti richiesti dalla legge per una pronuncia sulla fondatezza della questione.

Con la sentenza di rigetto (infondatezza o manifesta infondatezza della questione)la Corte rigetta la questione di legittimità, la dichiara non fondata, ma non dichiara la legittimità costituzionale della disposizione portata alla sua attenzione. Qualora la questione sia stata disposta in via principale, nulla impedisce che possa essere ripresentata in via incidentale.

Con la decisione di infondatezza la Consulta scarta l’ipotesi del vizio di costituzionalità mentre con le sentenze di accoglimento la Corte accoglie la questione e dichiara che una o più disposizioni contrastano con i parametri posti dalla Costituzione.

Con la decisione di manifesta infondatezza la Corte ribadisce una precedente dichiarazione di non fondatezza della questione o l'evidente assenza di ogni ragionevole elemento a sostegno dell'incostituzionalità.

A differenza delle sentenze di rigetto, quelle di accoglimento hanno efficacia erga omnes e definiscono la questione, tant’è che se viene sollevata nuovamente la Consulta ne dichiarerà la manifesta inammissibilità in quanto già precedentemente accolta.

La Corte adotta anche decisioni di cessazione della materia del contendere quando interviene l’abrogazione, sostituzione o modificazione delle disposizioni impugnate.

Con la decisione di estinzione la parte ricorrente decide di rinunciare al ricorso e la sua rinuncia è accolta dalla controparte se già costituita. 

Alle decisioni di accoglimento sono poi riconducibili le cosiddette pronunce manipolative con cui la Corte effettua modificazioni o integrazioni delle disposizioni oggetto del sindacato. Nell’ambito di queste è possibile una distinzione ulteriore tra sentenze additive e sentenze sostitutive.

Con la sentenza additiva classica la Corte accerta la fondatezza della questione di legittimità costituzionale e dichiara l'illegittimità costituzionale della disposizione di legge nella parte in cui il suo testo non prevede qualcosa che invece avrebbe prevedere. Con la sentenza additiva di principio invece, la Corte accerta la fondatezza della questione di legittimità costituzionale e dichiara l'illegittimità costituzionale della disposizione di legge nella parte in cui non prevede qualcosa che avrebbe dovuto prevedere ma, anziché integrare la legge con la regola mancante, aggiunge il principio al quale il legislatore dovrà ispirare la sua futura azione legislativa e il giudice la sua decisione concreta.

Con le decisioni sostitutive la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale della disposizione «nella parte in cui prevede» una certa cosa «anziché» un’altra, cosicché la sentenza ha l’effetto di sostituire una parte di norma con un‘altra.

Infine con i cosiddetti moniti la Corte riscontrando situazioni d’incompatibilità della legislazione con il dettato costituzionale non giunge ad una dichiarazione di incostituzionalità e si esprime in termini di non fondatezza della questione; allo stesso tempo però pone principi e fornisce indicazioni al legislatore affinché intervenga in modo da rendere la legge conforme alla Costituzione.